Gramsci e il “ritorno allo Statuto albertino”
La proposta di Gramsci di un’assemblea costituente risale ai suoi primi anni di attività come giornalista. Tuttavia, la sua concezione di cosa sarebbe stata tale assemblea si evolve nel tempo, adattandosi al mutevole panorama storico-politico e al suo status personale. Nel periodo immediatamente successivo alla guerra, ben consapevole della vaghezza e dei gravi difetti insiti nello Statuto albertino, imposto agli italiani nel 1860 da Casa Savoia, può scrivere ironicamente dell’appello autoritario di Sidney Sonnino a rescindere la prassi consolidata – delle consuetudini non scritte – e tornare alla lettera dello Statuto, le norme scritte. Dopo la Rivoluzione d’ottobre, vede nei Soviet e nei Comitati di fabbrica russi un modello per i consigli di fabbrica, che immagina come una forza rivoluzionaria nel breve termine e come unità di base di un governo dei lavoratori a livello nazionale in futuro. In carcere, cioè dopo la fallita occupazione delle fabbriche (1920) e i “Provvedimenti per la difesa dello Stato”, un ritorno radicale e dittatoriale allo Statuto ben oltre quanto postulato da Sonnino, Gramsci discute con i compagni del “collettivo comunista” e nei suoi quaderni la necessità di una Costituente, concepita come un’ampia coalizione di tutti i partiti politici antifascisti e base di un governo post-fascista.
Authors
- Joseph Francese (ORCID: https://orcid.org/0000-0001-7328-5332)
Institutions
- Michigan State University (US)
Publication Details
- Journal
- Forum Italicum A Journal of Italian Studies
- Published
- 2026-10-09
- DOI
- https://doi.org/10.1177/00145858261445075
- Primary Topic
- Political theory and Gramsci
- Type
- article
- Field-Weighted Citation Impact
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