Alfredo Oriani scrittore

Il saggio si pone l'obiettivo di rivisitare l'opera letteraria di Oriani, a cento anni dalla Marcia al Cardello. Viene in primo luogo proposta un'analisi dell'epistolario: testo che, attraverso i suoi diversi piani di lettura, ci può aiutare a comprendere le motivazioni, soprattutto psicologiche, per le quali lo scrittore rimase per tutta la propria vita un emarginato, relegato in una dolorosa condizione di isolamento. Di seguito, vengono esaminate le circostanze dell'appropriazione della sua opera da parte del fascismo, operazione culturale condotta in modo molto organizzato ma priva di qualsiasi sostanziale base filologica, e che ha naturalmente condotto, dopo la guerra, alla totale cassazione di Oriani dal canone degli scrittori dell'Otto-Novecento. Ancora, vengono evidenziati degli oggettivi elementi di debolezza presenti nella sua opera. A fronte di una grande unitarietà contenutistica, con undici temi fondanti che ricorrono in tutti i suoi volumi, egli si presenta in termini stilistici come due scrittori in uno, ciascuno corrispondente a una diversa fase della sua attività creativa. I testi della giovinezza, ancora acerbi, sono ispirati a una modalità di espressione costruita a partire dal Romanticismo ma già mischiata a molti elementi di Decadentismo, per cui potremmo coniare la definizione di romanticismo estenuato o alessandrino; i testi maggiori (1894–1902), che appartengono alla storia del romanzo europeo dell'Ottocento, si pongono invece nel solco del verismo più tipico, con una particolarmente accentuata attenzione per l'analisi dei sentimenti (verismo analitico). Viene poi menzionata l'attività drammaturgica di Oriani, naturale sviluppo di quella narrativa, che si svolge testardamente a partire dalle consuetudini stilistiche del teatro borghese, ma si segnala all'interno di esso per un tono allucinato e violento, che rasenta in certi passaggi la “drammaturgia dell'io” di Strindberg. Viene infine dato conto dello sviluppo della bibliografia nell'ultimo quindicennio, che ha di fatto restituito ad Oriani il riconoscimento tanto a lungo e ingiustamente negato.

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Publication Details

Journal
Forum Italicum A Journal of Italian Studies
Published
2026-03-04
DOI
https://doi.org/10.1177/00145858251396582
Primary Topic
Italian Literature and Culture
Type
article
Field-Weighted Citation Impact
0.00
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Alfredo Oriani scrittore

Marco Edoardo Debenedetti
Forum Italicum A Journal of Italian Studies
Italian Literature and Culture
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Alfredo Oriani scrittore

Marco Edoardo Debenedetti
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Abstract

Il saggio si pone l'obiettivo di rivisitare l'opera letteraria di Oriani, a cento anni dalla Marcia al Cardello. Viene in primo luogo proposta un'analisi dell'epistolario: testo che, attraverso i suoi diversi piani di lettura, ci può aiutare a comprendere le motivazioni, soprattutto psicologiche, per le quali lo scrittore rimase per tutta la propria vita un emarginato, relegato in una dolorosa condizione di isolamento. Di seguito, vengono esaminate le circostanze dell'appropriazione della sua opera da parte del fascismo, operazione culturale condotta in modo molto organizzato ma priva di qualsiasi sostanziale base filologica, e che ha naturalmente condotto, dopo la guerra, alla totale cassazione di Oriani dal canone degli scrittori dell'Otto-Novecento. Ancora, vengono evidenziati degli oggettivi elementi di debolezza presenti nella sua opera. A fronte di una grande unitarietà contenutistica, con undici temi fondanti che ricorrono in tutti i suoi volumi, egli si presenta in termini stilistici come due scrittori in uno, ciascuno corrispondente a una diversa fase della sua attività creativa. I testi della giovinezza, ancora acerbi, sono ispirati a una modalità di espressione costruita a partire dal Romanticismo ma già mischiata a molti elementi di Decadentismo, per cui potremmo coniare la definizione di romanticismo estenuato o alessandrino; i testi maggiori (1894–1902), che appartengono alla storia del romanzo europeo dell'Ottocento, si pongono invece nel solco del verismo più tipico, con una particolarmente accentuata attenzione per l'analisi dei sentimenti (verismo analitico). Viene poi menzionata l'attività drammaturgica di Oriani, naturale sviluppo di quella narrativa, che si svolge testardamente a partire dalle consuetudini stilistiche del teatro borghese, ma si segnala all'interno di esso per un tono allucinato e violento, che rasenta in certi passaggi la “drammaturgia dell'io” di Strindberg. Viene infine dato conto dello sviluppo della bibliografia nell'ultimo quindicennio, che ha di fatto restituito ad Oriani il riconoscimento tanto a lungo e ingiustamente negato.

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