From <i>The Right Thing to Do</i> ( <i>La cosa giusta da fare</i> ; 1988; Feminist Press at CUNY, 1999, pp. 32–37)

Gina era talmente preoccupata di perdere la metropolitana che, solo dopo essersi seduta, si rese conto di aver intravisto Nino zoppicare verso un'altra carrozza. Ma perché Nino andava in città, cosa cercava? Ma proprio me! Mi sta seguendo. L'aveva già fatto prima? Queste constatazioni scioccanti le provocarono un forte senso di nausea. L'inseguimento zoppicante era un chiaro segno di sfiducia, oltre che di disprezzo per la sua privacy. Quanto doveva essere scarsa la considerazione che aveva Nino di lei per pensare che fosse necessario seguirla? Gina cominciò a sentirsi stordita, infiammata dalla rabbia. Neppure la vista spettacolare della città poteva nulla contro lo shock. Aspettava sempre quella vista nel punto in cui i binari della sopraelevata curvavano prima di inabissarsi nel tunnel sotterraneo. Si alzò, andò verso la porta e rimase a guardare fuori dal finestrino mentre la metropolitana scompariva sottoterra.Per molto tempo, Gina è stata tutto per lui, e ora l'unico modo di affrontare la separazione era controllarle la vita, così qualsiasi cosa lei avesse fatto avrebbe rivelato l'impronta di Nino. Non devi farlo per forza, Nino, sussurrò rivolta alla porta chiusa del vagone. Com’è potuto arrivare a questo? È sempre stato carino—straordinario, in effetti—quando lei era piccola. Le gite al parco, il circo, la sua pazienza quando giocavano a palla, parlare, parlare, parlare per ore, le visite alla Statua della Libertà, la sua euforia rapsodica per le strade della città. Avevano condiviso molte cose. Poi, d'un tratto, cominciarono gli sguardi cupi e sospettosi, l'osservazione minuziosa durante i matrimoni, per le strade del quartiere, fino a sembrare lui stesso un grande occhio. Era sempre vigile, sempre attento a cosa lei mangiava, cosa lasciava da parte, anche a cosa leggeva. Perché? Cosa aveva fatto? La metropolitana sfrecciava rumorosamente nel tunnel, ondeggiava da una parte all'altra, scaraventando Gina contro la porta.Aveva tredici o quattordici anni? Difficile ricordare esattamente il momento in cui Nino aveva iniziato ad allontanarsi da lei. Era stato lui a incoraggiarla, a dirle di essere forte, tenace, indipendente, di non aver paura di essere ferita, ma poi lui stesso aveva tradito tutto questo. Il suo ictus sembrava avere semplicemente acuito la chiusura in sé stesso. All'inizio ha avuto gioco facile, l'aveva forzata a un silenzio confuso. Lei si era ritirata nella sua stanza, che era diventata il suo rifugio, la sua via di fuga, l'unico luogo sicuro in quell'appartamento piccolo e poco illuminato. Era un ambiente buio, si affacciava su un vicolo dove il sole non batteva mai, neanche quando si rifletteva sulle finestre del grosso edificio che torreggiava dietro il muro del vicolo. Gina conosceva ogni crepa di quel muro, ogni fessura, ogni gradazione di grigio.Aveva tinteggiato la stanza di un bell'avorio caldo. Ci aveva messo una piccola libreria ad angolo con due pezzi modulari, in pino grezzo. Il tutto sembrava incassato a muro. Sempre attaccata al muro, nello spazio di settanta centimetri tra la libreria e l'armadio, era incastrata una piccola scrivania in teak. Sopra la scrivania c'era una stampa della Ragazza seduta di Modigliani, con le tonalità calde dell'incarnato, i color ruggine, marrone e dorato. Al lato opposto della libreria c'era il letto. Aveva tolto il copriletto spiegazzato che le aveva comprato Laura e l'aveva trasformato in un divano letto con cuscini color ruggine, oro e avorio. Appoggiato al muro tra il letto e la porta c'era un vecchio comò con un grande specchio sopra. Accanto al comò, appesa a un gancio vicino alla porta, stava una borsa a rete a cordoncino che conteneva un costume da bagno Speedo e una cuffia. Sul comò c'era un caos di eyeliner, ombretti, rossetti, lucidalabbra, fard; cianfrusaglie, diceva Nino. Ma aveva sempre tollerato tutto, Nino, anche le ore che lei passava ricurva davanti allo specchio, guardando alternativamente il suo volto e la pagina di Vogue, seguendo tutti i consigli per ottenere l'effetto desiderato.“Ma che fai,” chiedeva Nino, quasi scherzando, sulla porta, “ti trucchi per uscire o per Halloween? A chi vorresti somigliare?”. Prendeva la rivista e la sfogliava, “sei meglio di questa qui, comunque”, diceva allegramente. “Sembra che questa non abbia mangiato per mesi, sembra abbia passato una carestia e che sia stata malmenata. Guarda i lividi intorno agli occhi.” Indicava con precisione il trucco scuro sulle palpebre. “E questo sarebbe stile? Lavati bene la faccia prima di uscire,” diceva prima di andarsene. “Per una ragazzina della tua età è ridicolo truccarsi così.”La trattava come una bambina che indossava i vestiti della madre, anche se Laura non si truccava mai, a parte il rossetto. Truccarsi, pensava Gina, era un modo di provare altre vite, altre facce, facce che dicono cose diverse, che fanno quegli ammiccamenti che puoi fare solo con le palpebre truccate di blu, o con quelle linee sfumate e sinuose che allargano il contorno occhi facendoli sembrare a mandorla, orientali, esotici.Nino affrontava sempre tutto con umorismo. Accanto ai numeri di Mademoiselle, Glamour e Vogue, c'erano pile di libri tascabili usati. “Li compri a peso?” diceva scherzando, prendendoli e rimettendoli a posto a uno a uno. Notò che quelli che le aveva regalato lui avevano un posto speciale nello scaffale. Li ha tenuti bene, pensava. Beh, la lettura è una buona abitudine. Che pericolo può correre, da sola nella sua stanza?Il modo in cui Nino setacciava la stanza la preoccupava, ogni suo ingresso lo viveva come un'intrusione. Gina sospettava che i libri, i trucchi e la lettura facessero parte di qualcosa che lui non riusciva ad afferrare bene. Sei un idiota Nino, pensava, mentre lo guardava tamburellare spaesato sulle sue cose, non capisci proprio. Queste cose avevano tutte lo stesso scopo, servivano tutte per fantasticare un'evasione. Gina trovava rifugio nelle vite che leggeva sui libri, vite per le quali provava immensa gioia e paura, per le quali passava improvvisamente dall'entusiasmo alla depressione. La loro violenza era vera, così come la loro ribellione; erano un elogio all'avventura, alla convinzione che si può sopravvivere a tutto, erano la massima espressione della sete per la vita. Anche i libri che le aveva dato lui contenevano tutto questo, perfino l'Odissea. Certo, dopo l'Odissea qualsiasi avventura sarebbe stata meno spettacolare.Ma l'antidoto contro la noia era sempre là. Là nei racconti di uomini in fuga dalla vecchiaia e dalle donne incinte, dalle responsabilità. Nino forse non avrebbe provato altro che disprezzo per questi uomini, ma lei si trovava sempre d'accordo con loro. Che miseria, e che isolamento i legami famigliari, le mogli e i figli attaccati al collo. Laura è stata una moglie e una madre perfetta, ma dove l'ha portata tutto questo? Ha incoraggiato Gina ad andare a scuola finché poteva prima di sposarsi, era chiaro che non voleva che seguisse le sue orme. Chi non vorrebbe una vita fatta solo di alti, e niente che possa tirarti giù? Poi Gina realizzò che le infatuazioni per la libertà di cui aveva letto erano in realtà celebrazioni della mascolinità. Lo realizzò quando cominciò a prestare attenzione alle conversazioni tra Nino e Vinnie, quando i due le fecero capire che non era benvenuta in quelle conversazioni, quando fu inesorabilmente chiaro che lei, ai loro occhi, non era nient'altro che una femmina.Ma una cosa era riconoscere il doppio standard, e quindi capire che gli uomini erano diversi, tutt'altra cosa era capire come comportarsi. Queste cose andavano ben oltre le questioni pratiche. Quasi tutte le donne che conosceva avevano sempre lavorato. Laura aveva lavorato sodo. La vista di sua madre in una stireria, piegata su una macchina da cucire, le faceva sempre balzare il cuore. Non guadagnava tanto, ma aveva un suo stipendio e una mente indipendente, anche se non lo dava a vedere a Nino. Lo dava a vedere a me, pensò Gina, ogni volta che mi incoraggiava a costruire una vita diversa dalla sua. Laura e la sua ribellione segreta. Portava avanti la casa, cucinava, faceva il bucato, cresceva Gina e nel frattempo lavorava. Nino non ha mai fatto niente per lei. Sapeva benissimo quanto lavorasse Laura, fuori e dentro casa, ma non aveva mai mosso un dito per aiutarla. È così che vanno le cose: le persone che hanno privilegi non sono disposte a rinunciarci per il solo fatto che non sono distribuiti equamente. È più facile trovare scuse per giustificare lo status quo. Probabilmente c'erano uomini che la pensavano diversamente, ma Nino—che pure non era uno sprovveduto—non era fra questi. L'educazione sessuale di Nino consisteva in un'unica lezione, semplice e concisa: mai fidarsi degli uomini.Era un bel guaio per Nino. Povero Nino, realizzava Gina, si trovava in una brutta posizione. Gli piacevano le donne, ma non le rispettava perché pensava che fossero rammollite, facilmente manipolabili, sottoposte a imposizioni altrui. Voleva che Gina fosse un'alleata, un suo alter ego. Gina sorrise tristemente al pensiero. Beh, eccolo qui il tuo alter ego, Nino. Eccole qui le tue prediche sulla perseveranza che mi propinavi quando avevo solo quattro anni (lo chiamavi il “non-mollare-mai”), eccola qui la tua determinazione a farmi incassare qualsiasi umiliazione o difficoltà senza fare una piega (questo lo chiamavi “formare il carattere”). Ci sei riuscito, Nino, mormorò Gina rivolta alle porte chiuse, le tue lezioni hanno ripagato. Ora non temo nulla di ciò che potresti farmi. Trasalì al suono delle sue stesse parole. Lo diceva per incoraggiarsi ma c'era del vero in quelle parole.Sembrava non esserci mai una via d'uscita. La vigilanza stretta aveva già limitato la vita di Gina, costringendola a evitare per tanto tempo il conflitto aperto, e quindi costringendola a una ribellione segreta come quella di Laura. Già si vedeva ridotta progressivamente a un'interiorità passiva, a vegetare e inibirsi senza mai prendere in mano la sua vita, senza prendere posizione. C'erano state tante fantasie di fuga, ma poi nessuna vera fuga.Il treno sembrava andare velocissimo, sbandava da una parte all'altra facendo oscillare Gina senza che se ne accorgesse. Ma ora basta, erano finiti i tempi in cui si rifugiava nei libri, nelle sue ossessioni per la dieta, per il trucco, i tempi degli appuntamenti con i ragazzi che Nino aveva già passato al setaccio. Le cose sono cambiate, ora. Alex era molto più brillante, molto più sofisticato di qualsiasi altra persona lei avesse mai conosciuto. Finora gli aveva nascosto solo i trascorsi peggiori. Vero, pensava Gina, anche lui si atteggia a guru come Nino, ma almeno voglio imparare quello che mi vuole insegnare. Questo qua me lo sono scelto io.L'ombra di Nino gravava su tutto quello che lei desiderava. Oscurava tutto. Gina sapeva che Nino voleva qualcosa da lei, e che non avrebbe mollato finché non l'avrebbe ottenuto. Era come se le avesse fatto un regalo e ora stesse cercando di riaverlo indietro. Ma di cosa si trattava? Forse aveva a che fare con la radiosità che provava in quel momento, con la scoperta di un altro modo di sentire, con l'entusiasmo che stava crescendo dentro di lei come un figlio cercato per tanto tempo. Gina sapeva che questa sensazione la stava portando da qualche parte, che aveva un significato anche se non sapeva bene quale fosse. Nino voleva sopprimere quella sensazione, adesso, ma forse ne seguirà un'altra, una meno carica di aspettative. Basta, Nino, mormorò Gina. Non devi farlo per forza. Ma sapeva di sperare invano.Posso reagire di conseguenza, pensava Gina, Nino può seguirmi ma io posso nascondermi. Anche se, pensò, nascondersi è volgare. No, non lo è. È semplicemente il prezzo da pagare per vivere con lui attorno. Se lui può mentire per giustificare la morte di Maria, io posso mentire per rimettere a posto la mia vita. Non mi seguirebbe se non sapesse nulla. Sta a me, Nino, sta a me assicurarmi che tu non sappia niente di niente. Me l'hai sempre detto tu: “proteggi quello che hai!”

Institutions

Publication Details

Journal
Diasporic Italy Journal of the Italian American Studies Association
Published
2025-10-01
DOI
https://doi.org/10.5406/27697738.05.1.09
Primary Topic
Feminist Theory and Gender Studies
Type
article
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From The Right Thing to Do ( La cosa giusta da fare ; 1988; Feminist Press at CUNY, 1999, pp. 32–37)

Diasporic Italy Journal of the Italian American Studies Association
Feminist Theory and Gender Studies
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From The Right Thing to Do ( La cosa giusta da fare ; 1988; Feminist Press at CUNY, 1999, pp. 32–37)

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Abstract

Gina era talmente preoccupata di perdere la metropolitana che, solo dopo essersi seduta, si rese conto di aver intravisto Nino zoppicare verso un'altra carrozza. Ma perché Nino andava in città, cosa cercava? Ma proprio me! Mi sta seguendo. L'aveva già fatto prima? Queste constatazioni scioccanti le provocarono un forte senso di nausea. L'inseguimento zoppicante era un chiaro segno di sfiducia, oltre che di disprezzo per la sua privacy. Quanto doveva essere scarsa la considerazione che aveva Nino di lei per pensare che fosse necessario seguirla? Gina cominciò a sentirsi stordita, infiammata dalla rabbia. Neppure la vista spettacolare della città poteva nulla contro lo shock. Aspettava sempre quella vista nel punto in cui i binari della sopraelevata curvavano prima di inabissarsi nel tunnel sotterraneo. Si alzò, andò verso la porta e rimase a guardare fuori dal finestrino mentre la metropolitana scompariva sottoterra.Per molto tempo, Gina è stata tutto per lui, e ora l'unico modo di affrontare la separazione era controllarle la vita, così qualsiasi cosa lei avesse fatto avrebbe rivelato l'impronta di Nino. Non devi farlo per forza, Nino, sussurrò rivolta alla porta chiusa del vagone. Com’è potuto arrivare a questo? È sempre stato carino—straordinario, in effetti—quando lei era piccola. Le gite al parco, il circo, la sua pazienza quando giocavano a palla, parlare, parlare, parlare per ore, le visite alla Statua della Libertà, la sua euforia rapsodica per le strade della città. Avevano condiviso molte cose. Poi, d'un tratto, cominciarono gli sguardi cupi e sospettosi, l'osservazione minuziosa durante i matrimoni, per le strade del quartiere, fino a sembrare lui stesso un grande occhio. Era sempre vigile, sempre attento a cosa lei mangiava, cosa lasciava da parte, anche a cosa leggeva. Perché? Cosa aveva fatto? La metropolitana sfrecciava rumorosamente nel tunnel, ondeggiava da una parte all'altra, scaraventando Gina contro la porta.Aveva tredici o quattordici anni? Difficile ricordare esattamente il momento in cui Nino aveva iniziato ad allontanarsi da lei. Era stato lui a incoraggiarla, a dirle di essere forte, tenace, indipendente, di non aver paura di essere ferita, ma poi lui stesso aveva tradito tutto questo. Il suo ictus sembrava avere semplicemente acuito la chiusura in sé stesso. All'inizio ha avuto gioco facile, l'aveva forzata a un silenzio confuso. Lei si era ritirata nella sua stanza, che era diventata il suo rifugio, la sua via di fuga, l'unico luogo sicuro in quell'appartamento piccolo e poco illuminato. Era un ambiente buio, si affacciava su un vicolo dove il sole non batteva mai, neanche quando si rifletteva sulle finestre del grosso edificio che torreggiava dietro il muro del vicolo. Gina conosceva ogni crepa di quel muro, ogni fessura, ogni gradazione di grigio.Aveva tinteggiato la stanza di un bell'avorio caldo. Ci aveva messo una piccola libreria ad angolo con due pezzi modulari, in pino grezzo. Il tutto sembrava incassato a muro. Sempre attaccata al muro, nello spazio di settanta centimetri tra la libreria e l'armadio, era incastrata una piccola scrivania in teak. Sopra la scrivania c'era una stampa della Ragazza seduta di Modigliani, con le tonalità calde dell'incarnato, i color ruggine, marrone e dorato. Al lato opposto della libreria c'era il letto. Aveva tolto il copriletto spiegazzato che le aveva comprato Laura e l'aveva trasformato in un divano letto con cuscini color ruggine, oro e avorio. Appoggiato al muro tra il letto e la porta c'era un vecchio comò con un grande specchio sopra. Accanto al comò, appesa a un gancio vicino alla porta, stava una borsa a rete a cordoncino che conteneva un costume da bagno Speedo e una cuffia. Sul comò c'era un caos di eyeliner, ombretti, rossetti, lucidalabbra, fard; cianfrusaglie, diceva Nino. Ma aveva sempre tollerato tutto, Nino, anche le ore che lei passava ricurva davanti allo specchio, guardando alternativamente il suo volto e la pagina di Vogue, seguendo tutti i consigli per ottenere l'effetto desiderato.“Ma che fai,” chiedeva Nino, quasi scherzando, sulla porta, “ti trucchi per uscire o per Halloween? A chi vorresti somigliare?”. Prendeva la rivista e la sfogliava, “sei meglio di questa qui, comunque”, diceva allegramente. “Sembra che questa non abbia mangiato per mesi, sembra abbia passato una carestia e che sia stata malmenata. Guarda i lividi intorno agli occhi.” Indicava con precisione il trucco scuro sulle palpebre. “E questo sarebbe stile? Lavati bene la faccia prima di uscire,” diceva prima di andarsene. “Per una ragazzina della tua età è ridicolo truccarsi così.”La trattava come una bambina che indossava i vestiti della madre, anche se Laura non si truccava mai, a parte il rossetto. Truccarsi, pensava Gina, era un modo di provare altre vite, altre facce, facce che dicono cose diverse, che fanno quegli ammiccamenti che puoi fare solo con le palpebre truccate di blu, o con quelle linee sfumate e sinuose che allargano il contorno occhi facendoli sembrare a mandorla, orientali, esotici.Nino affrontava sempre tutto con umorismo. Accanto ai numeri di Mademoiselle, Glamour e Vogue, c'erano pile di libri tascabili usati. “Li compri a peso?” diceva scherzando, prendendoli e rimettendoli a posto a uno a uno. Notò che quelli che le aveva regalato lui avevano un posto speciale nello scaffale. Li ha tenuti bene, pensava. Beh, la lettura è una buona abitudine. Che pericolo può correre, da sola nella sua stanza?Il modo in cui Nino setacciava la stanza la preoccupava, ogni suo ingresso lo viveva come un'intrusione. Gina sospettava che i libri, i trucchi e la lettura facessero parte di qualcosa che lui non riusciva ad afferrare bene. Sei un idiota Nino, pensava, mentre lo guardava tamburellare spaesato sulle sue cose, non capisci proprio. Queste cose avevano tutte lo stesso scopo, servivano tutte per fantasticare un'evasione. Gina trovava rifugio nelle vite che leggeva sui libri, vite per le quali provava immensa gioia e paura, per le quali passava improvvisamente dall'entusiasmo alla depressione. La loro violenza era vera, così come la loro ribellione; erano un elogio all'avventura, alla convinzione che si può sopravvivere a tutto, erano la massima espressione della sete per la vita. Anche i libri che le aveva dato lui contenevano tutto questo, perfino l'Odissea. Certo, dopo l'Odissea qualsiasi avventura sarebbe stata meno spettacolare.Ma l'antidoto contro la noia era sempre là. Là nei racconti di uomini in fuga dalla vecchiaia e dalle donne incinte, dalle responsabilità. Nino forse non avrebbe provato altro che disprezzo per questi uomini, ma lei si trovava sempre d'accordo con loro. Che miseria, e che isolamento i legami famigliari, le mogli e i figli attaccati al collo. Laura è stata una moglie e una madre perfetta, ma dove l'ha portata tutto questo? Ha incoraggiato Gina ad andare a scuola finché poteva prima di sposarsi, era chiaro che non voleva che seguisse le sue orme. Chi non vorrebbe una vita fatta solo di alti, e niente che possa tirarti giù? Poi Gina realizzò che le infatuazioni per la libertà di cui aveva letto erano in realtà celebrazioni della mascolinità. Lo realizzò quando cominciò a prestare attenzione alle conversazioni tra Nino e Vinnie, quando i due le fecero capire che non era benvenuta in quelle conversazioni, quando fu inesorabilmente chiaro che lei, ai loro occhi, non era nient'altro che una femmina.Ma una cosa era riconoscere il doppio standard, e quindi capire che gli uomini erano diversi, tutt'altra cosa era capire come comportarsi. Queste cose andavano ben oltre le questioni pratiche. Quasi tutte le donne che conosceva avevano sempre lavorato. Laura aveva lavorato sodo. La vista di sua madre in una stireria, piegata su una macchina da cucire, le faceva sempre balzare il cuore. Non guadagnava tanto, ma aveva un suo stipendio e una mente indipendente, anche se non lo dava a vedere a Nino. Lo dava a vedere a me, pensò Gina, ogni volta che mi incoraggiava a costruire una vita diversa dalla sua. Laura e la sua ribellione segreta. Portava avanti la casa, cucinava, faceva il bucato, cresceva Gina e nel frattempo lavorava. Nino non ha mai fatto niente per lei. Sapeva benissimo quanto lavorasse Laura, fuori e dentro casa, ma non aveva mai mosso un dito per aiutarla. È così che vanno le cose: le persone che hanno privilegi non sono disposte a rinunciarci per il solo fatto che non sono distribuiti equamente. È più facile trovare scuse per giustificare lo status quo. Probabilmente c'erano uomini che la pensavano diversamente, ma Nino—che pure non era uno sprovveduto—non era fra questi. L'educazione sessuale di Nino consisteva in un'unica lezione, semplice e concisa: mai fidarsi degli uomini.Era un bel guaio per Nino. Povero Nino, realizzava Gina, si trovava in una brutta posizione. Gli piacevano le donne, ma non le rispettava perché pensava che fossero rammollite, facilmente manipolabili, sottoposte a imposizioni altrui. Voleva che Gina fosse un'alleata, un suo alter ego. Gina sorrise tristemente al pensiero. Beh, eccolo qui il tuo alter ego, Nino. Eccole qui le tue prediche sulla perseveranza che mi propinavi quando avevo solo quattro anni (lo chiamavi il “non-mollare-mai”), eccola qui la tua determinazione a farmi incassare qualsiasi umiliazione o difficoltà senza fare una piega (questo lo chiamavi “formare il carattere”). Ci sei riuscito, Nino, mormorò Gina rivolta alle porte chiuse, le tue lezioni hanno ripagato. Ora non temo nulla di ciò che potresti farmi. Trasalì al suono delle sue stesse parole. Lo diceva per incoraggiarsi ma c'era del vero in quelle parole.Sembrava non esserci mai una via d'uscita. La vigilanza stretta aveva già limitato la vita di Gina, costringendola a evitare per tanto tempo il conflitto aperto, e quindi costringendola a una ribellione segreta come quella di Laura. Già si vedeva ridotta progressivamente a un'interiorità passiva, a vegetare e inibirsi senza mai prendere in mano la sua vita, senza prendere posizione. C'erano state tante fantasie di fuga, ma poi nessuna vera fuga.Il treno sembrava andare velocissimo, sbandava da una parte all'altra facendo oscillare Gina senza che se ne accorgesse. Ma ora basta, erano finiti i tempi in cui si rifugiava nei libri, nelle sue ossessioni per la dieta, per il trucco, i tempi degli appuntamenti con i ragazzi che Nino aveva già passato al setaccio. Le cose sono cambiate, ora. Alex era molto più brillante, molto più sofisticato di qualsiasi altra persona lei avesse mai conosciuto. Finora gli aveva nascosto solo i trascorsi peggiori. Vero, pensava Gina, anche lui si atteggia a guru come Nino, ma almeno voglio imparare quello che mi vuole insegnare. Questo qua me lo sono scelto io.L'ombra di Nino gravava su tutto quello che lei desiderava. Oscurava tutto. Gina sapeva che Nino voleva qualcosa da lei, e che non avrebbe mollato finché non l'avrebbe ottenuto. Era come se le avesse fatto un regalo e ora stesse cercando di riaverlo indietro. Ma di cosa si trattava? Forse aveva a che fare con la radiosità che provava in quel momento, con la scoperta di un altro modo di sentire, con l'entusiasmo che stava crescendo dentro di lei come un figlio cercato per tanto tempo. Gina sapeva che questa sensazione la stava portando da qualche parte, che aveva un significato anche se non sapeva bene quale fosse. Nino voleva sopprimere quella sensazione, adesso, ma forse ne seguirà un'altra, una meno carica di aspettative. Basta, Nino, mormorò Gina. Non devi farlo per forza. Ma sapeva di sperare invano.Posso reagire di conseguenza, pensava Gina, Nino può seguirmi ma io posso nascondermi. Anche se, pensò, nascondersi è volgare. No, non lo è. È semplicemente il prezzo da pagare per vivere con lui attorno. Se lui può mentire per giustificare la morte di Maria, io posso mentire per rimettere a posto la mia vita. Non mi seguirebbe se non sapesse nulla. Sta a me, Nino, sta a me assicurarmi che tu non sappia niente di niente. Me l'hai sempre detto tu: “proteggi quello che hai!”

Diasporic Italy Journal of the Italian American Studies AssociationVol. 5
Ca' Foscari University of Venice (IT)
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